Panorama Mondo Tessile

Paccanelli:«Nuovi profili di clientela per rivitalizzare l’export»

Fare il punto sulla situazione di mercato del nostro comparto, ragionare su quali azioni svolgere e mettere in programma per competere sul piano internazionale, affrontare le sfide del futuro prossimo che investono tutti i sistemi industriali. Argomenti da far tremare i polsi e che, volendoli approfondire al meglio, avrebbero necessità di una sorta di “ritiro riflessivo” di giorni e giorni. Non abbiamo così tanta disponibilità di spazio e di tempo però alla tentazione di cercare una sintesi, mettere alcuni punti fermi, dai quali poi avviare un confronto e suscitare una riflessione, non siamo riusciti a resistere. E allora chi coinvolgere se non il manager che rappresenta l’Italia nel consesso europeo più importante del tessile? Così abbiamo preso il telefono e chiamato Alberto Paccanelli, Ceo del Gruppo Martinelli Ginetto Spa e, soprattutto, presidente di Euratex, ovvero confederazione europea nella quale confluiscono tutte le associazioni nazionali del nostro continente che si occupano di tessile-abbigliamento e tessile casa/arredo. Essere il presidente di organismo del genere significa difendere gli interessi del settore nei confronti dell’Unione Europea e degli Organizzazioni Internazionali; coordinare un team di specialisti nella stipula di trattati internazionali per il libero scambio, occuparsi d’innovazione e di formazione del settore, progettare il futuro in ordine a sostenibilità dei processi produttivi e dei prodotti finali. In poche parole conoscere a perfezione le questioni riguardanti la filiera del tessile globale, in ogni suo aspetto. Volevamo chiedergli “tutto”, ma abbiamo cominciato con qualche domanda per fare il punto su una situazione delicata e sul suo futuro: quella del tessile arredamento e per la casa.

D. – Pochi giorni fa, Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, ha presentato i numeri del comparto del primo semestre 2019. Tutto sommato positivi: cresce l’export del 7,2% a fronte di una domanda interna che cala di un paio di punti. Ovviamente l’effetto trascinamento del gigante della moda è dominante nel buon andamento dell’esportazione. E lo stato dell’arte del tessile e tendaggio d’arredamento, nei primi sei mesi dell’anno in corso, sia in termini numerici, sia in termini di efficacia e consolidamento sui mercati internazionali, dall’osservatorio privilegiato di Euratex, qual è?

R. – Vorrei precisare un aspetto importante prima di tutto: i numeri dell’export a cui si riferisce lei sono “trascinati” dal settore dell’abbigliamento/maglieria. Se guardiamo alla filiera del cotone, in realtà tutto il comparto tessile sta soffrendo. Nei primi sette mesi di quest’anno l’esportazione del tessile arredo/casa cala del 4,7% complessivamente. Però se leggiamo i dati in profondità scopriamo che soffrono molto i segmenti Letto e Bagno/Cucina, mentre dimostrano lievi crescite i segmenti Tavola e Arredo – in quest’ultima “voce” ci sono prodotti piuttosto diversi, tende, tappeti/arazzi, moquette, manufatti vari – quindi, ancora una volta, non c’è da rallegrarsi in generale ma il nostro settore, piccolo a confronto del cugino maggiore dell’abbigliamento, vive però dinamiche più smussate e lente. È chiaro che la situazione non è rosea: il tessile produce e diffonde beni durevoli e come tutti questi generi di prodotti, quando ci sono incertezza e insicurezza sui mercati, i consumi rallentano se non addirittura si fermano. Però teniamo presente che la particolare struttura della filiera a valle della produzione di tessuti d’arredamento e tendaggi – così articolata e complessa – in qualche modo rallenta gli andamenti rispetto a chi, per esempio, lavora sul prodotto finito come le lenzuola e arriva direttamente alla distribuzione e al consumo. Per quanto riguarda l’Italia però il problema è sempre il solito: la competitività. La battaglia, sul piano dei mercati internazionali, si gioca sempre più sul prezzo e la nostra manifattura sconta il suo ritardo sulla competitività di costo. Non dico nulla di nuovo ma la questione assume, mano a mano che il prezzo diventa il discrimine più importante, il carattere dell’urgenza perché va a erodere l’essenza del buon andamento di qualsiasi impresa, la corretta marginalità di guadagno. Poi, in realtà, abbiamo ancora parecchie carte da giocare: la nostra creatività ci supporta, la catena del valore dei nostri prodotti regge perché sono ancora ambiti e riconosciuti, però le fasce alte di consumo sono un po’ schiacciate e questo non può che riflettersi sui numeri complessivi. Certo che un pochino più di tranquillità e pacatezza sul piano internazionale gioverebbe di sicuro. Comunque, per chiudere la sintesi, possiamo dire che il primo semestre 2019 non è stato positivo ma abbiamo gli strumenti per reggere la congiuntura.

D. – La competizione sul mercato globale è una necessità indispensabile per tutte le imprese della filiera del tessile casa: quali sono, secondo lei, le azioni che ancora vanno compiute dall’industria italiana ed europea, per consolidarsi a livello mondiale?

R. – La collocazione sulle fasce medio/alte-alte del consumo è sempre più la nostra, non ci sono alternative. Da lì non possiamo muoverci. Come filiera tessile dobbiamo presidiare i mercati ricchi perché lì possiamo incrociare la nostra clientela di riferimento e fare business con guadagni i più adeguati possibili (anche se il prezzo è una variabile sempre più importante, come dicevo prima, e la questione margini è da trattare con particolare attenzione) ed essere presenti sui mercati in espansione per presidiarli e guadagnare nuove quote. Mi rendo conto che detto così può sembrare una semplificazione, ma le macro-strategie si risolvono in questo. Più in particolare mi sento di affermare che come filiera del tessile casa/arredo italiana ed europea dobbiamo moltiplicare gli sforzi per allargare la tipologia della clientela, trovare nuovi sbocchi, rendere ancora migliori i servizi e l’efficienza. Dobbiamo renderci conto che i profili degli utilizzatori dei nostri prodotti cambiano in continuazione, si rinnovano, si diversificano. Su queste evoluzioni dobbiamo essere attentissimi: più che affrontare i mercati in termini territoriali e geografici, credo che si debbano fare analisi sulla tipologia di clienti e di opportunità e comportarsi di conseguenza.

D. – Cosa può fare, ed eventualmente fa, Euratex per promuovere e sostenere la filiera italiana ed europea del tessile per l’arredamento?

R. – Facciamo una premessa. Euratex è la sintesi di tutte le associazioni europee nazionali del tessile-abbigliamento. Non può quindi occuparsi delle questioni nazionali particolari che competono le associazioni di ciascun paese. Sistema Moda Italia è l’associazione italiana associata a Euratex che ne rappresenta le istanze in Italia, Italia che ha il più importante settore tessile-abbigliamento in Europa. L’attività di Euratex è forzatamente europea e globale e questo significa che si occupa, sul mercato mondiale, di fare “lobby” e quindi facilitare il commercio internazionale e quindi il consumo mondiale dei nostri prodotti; sostenendo l’Unione Europea nella stipula di accordi di libero scambio con nazioni e aggregati di nazioni in ogni parte del mondo – un esempio è sicuramente il Canada con il quale abbiamo firmato un accordo che ha cancellato i dazi esistenti. – In generale tre sono i capitoli principali su cui lavoriamo: gli accordi di libero scambio e la creazione di un mercato mondiale “free and fair”, poi c’è l’argomento innovazione che sviluppiamo attraverso l’European Technology Platform for Textile and Clothing e il terzo capitolo che riguarda la sostenibilità. A Bruxelles lavora un team di dieci persone su questi argomenti, quindi facciamo tanto su temi che sono cruciali ma che, forse, non sono percepiti come immediati dalle imprese singole. Eppure in realtà sono determinanti per il futuro a breve, medio e lungo termine.

D. – Viviamo in un’epoca di social media e di estrema esposizione e visibilità. Gran parte della comunicazione, del marketing e della promozione dei prodotti avviene attraverso questi canali. Quanto sono aggiornate e quanto invece dovrebbero ancora fare le imprese della nostra filiera su questo argomento?

R. – Ormai la questione è vitale e senza alternative. Sui social e sul web o ci sei o “non sei”. La presenza sul web ormai è fuori discussione, non è neanche concepibile non avere un sito internet, ma altrettanto chiaro e indispensabile è essere presenti sui social. Le aziende, di qualsiasi dimensione, devono rendersi conto che i nuovi canali di comunicazione, continuano a essere “nuovi” solo per noi, in Italia in particolare. Nel mondo sono sistemi ormai affermati e affinati. In Cina, per esempio, le mail quasi non si usano più, tutto avviene su “We Chat” il corrispondente di quel paese di “Whatsapp”. E non sto parlando solo dei contatti personali, penso al marketing e alla promozione aziendale. È chiaro che programmare e svolgere una precisa strategia che, ovviamente, sfocia poi nell’e-commerce, non è facile e comporta investimenti in tempo, denaro e risorse umane. Ma non c’è alternativa. La filiera della produzione italiana nel nostro comparto è abbastanza in ritardo e deve agire. Soprattutto deve cambiare atteggiamento culturale rispetto a tale argomento: non si tratta di un doloroso, fastidioso ma necessario costo, ma un dei più importanti investimenti sul futuro dell’azienda. Se non si parte da qui, non si va lontano.

D. – E sempre su questo tema qual è il ruolo attuale delle manifestazioni fieristiche di settore?

R. – Cominciamo a dire che il ruolo di una fiera è ancora cruciale, direi fondamentale. Il mondo cambia ed evolve, ma un momento di confronto collettivo come la fiera è attualmente insostituibile. Ovviamente la manifestazione deve agire in senso univoco verso la ricerca e l’apertura di opportunità di business. È la stessa strategia di cui parlavo prima per le aziende: non è questione di visione geografica nell’affrontare i mercati internazionali, quanto di opportunità e occasioni, ricerca di profili diversi e nuovi d’ipotetici clienti. Ciò che ha fatto Proposte con lo spostamento di calendario verso il Salone de Mobile è perfettamente aderente a questa idea di fiera. Trovare nuovi possibili soggetti interessati. Se la fiera si comporta così svolge un servizio indispensabile per il settore.

D. – A inizio ottobre Sistema Moda Italia ha organizzato un convegno a Milano che parlava di “Sostenibilità” e di sistemi di misurazione adeguati a tracciare e valorizzare la qualità dei processi e dei prodotti di tessile abbigliamento (PEF e EOF). La filiera del tessile d’arredamento e del tendaggio a che punto è su questo argomento, secondo lei? E quanto conta questo tema nel nostro comparto?

R. – Il tema è fondamentale ma anche scottante. Credo che la filiera del tessile arredo/casa non abbia particolari problemi, quantomeno in termini di processo, poiché la legislazione nazionale ed europea sull’argomento è già molto stringente. Da ciò ne consegue che potrebbe affrontare senza particolari difficoltà i procedimenti di misurazione di cui ha parlato Smi. La vera questione è un’altra, ovvero la selva di certificazioni che sta a monte del nostro lavoro a partire da filati, semilavorati e greggi. C’è una confusione totale nella quale è davvero difficile districarsi e questo genera difficoltà e sovente anche truffe e falsificazioni. Mettere ordine in questo caos diventa indispensabile, ma la nostra piccola filiera non ha la forza d’imporre azioni così importanti. Credo quindi che il tessile casa dovrà essere follower del cugino più grande dell’abbigliamento in questo caso. Resta comunque il fatto che l’argomento è imprescindibile e rappresenta un’occasione di distinzione e affermazione di qualità che può darci ulteriori opportunità proprio sul piano internazionale.

COMMERCIO ESTERO DELL’INDUSTRIA TESSILE-MODA (file .PDF)